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Come ho pubblicato il mio libro in self: Echi di racconti perduti

copertina echi di racconti perduti autore
Tempo di lettura: 5 minuti

Come l’ho fatto: Echi di racconti perduti

A un certo punto della mia vita decisi di fare lo scrittore. O almeno, si crearono le condizioni affinché questo avvenisse.
Non entrerò nel dettaglio, il come e il perché ho deciso di pubblicare è una storia che al momento non mi sento ancora di voler raccontare.
Basti sapere che all’epoca avevo tanti progetti in mente e mi ero fissato fin da subito, fortemente condizionato dai social, sull’idea di pubblicare in self su Amazon.

Era un periodo in cui le case editrici, in particolare sul booktok, erano fortemente demonizzate e anch’io come del resto tanti altri mi ero fatto influenzare da video pieni di livore. 
Spaventandomi non poco all’idea che il mio lavoro potesse essere mal gestito o addirittura totalmente ignorato. Il motto: “se non hai i numeri non pubblichi” era all’ordine del giorno e di certo non si poteva definire incoraggiante.

Tra i miei scritti avevo diversi romanzi brevi a mia disposizione e la voglia di pubblicare era tanta ma c’era un problema non da poco: non avevo esperienza né come editore né come grafico.
Competenze necessarie se si vuole pubblicare in self, senza contare che non avevo la benché minima idea di come si potesse registrare a proprio nome un’opera.
Desideravo scrivere e pubblicare senza dovermi preoccupare di tutto ciò che ruota intorno all’uscita di un libro; ma ovviamente non poteva essere così e iniziai a pormi diverse domande:

«Che succede se sbaglio a impostare qualcosa e mi rubano il libro?»

«Che accade se lo impagino male?»

«E se poi ci perdo solo dei soldi?»

Interrogativi legittimi ma allo stesso tempo dettati da uno stato di paranoia, comune in chi inizia qualcosa di nuovo. In ogni caso la paura c’era e dato che non volevo rovinarmi una storia “importante” decisi di stravolgere i miei piani. 
Tendo ad avere un approccio molto pratico alle cose, anche a quelle che mi terrorizzano di più e quando noto che emotivamente non riesco a gestire una situazione ripenso sempre ad Hercule Poirot: «Ordine e metodo, mio caro Hastings.»
Di cognome non faccio Hastings ma è evidente che Poirot abbia ragione: approcciarsi a un problema con ordine e metodo è sempre la soluzione migliore.

Misi da parte le mie storie e presi in considerazione l’idea di pubblicare un libro di prova, mantenendo comunque la volontà di confezionare un prodotto che, per quanto amatoriale, potesse essere definito almeno “carino”.
Non volendo utilizzare il mio materiale optai per la riesumazione di vecchie favole. Questo perché erano così datate da non dare problemi di copyright e, allo stesso tempo, talmente vecchie da risultare sconosciute ai più e di conseguenza interessanti.

Il primo passo consistette nel trovare queste favole e le recuperai attraverso biblioteche online specializzate in scansioni di vecchi tomi. 
Concentrandomi su volumi pubblicati tra i primi del 1700 e gli inizi del 1900. Molte erano arrivate ai giorni nostri ma avevano subito modifiche nel tempo e io volevo attenermi, per quanto possibile, agli originali. 

Trovare ciò che cercavo fu facile, meno selezionare le storie reperite e tradurle. Ammetto che il mio inglese non sia dei migliori, utile per le situazioni più comuni, meno per la traduzione di un testo scritto in un inglese che poco ha a che fare con quello attuale.
Vi erano espressioni estremamente datate messe in una forma che ormai non si usa più e, in quelle condizioni, il progetto sembrava essersi arenato prima ancora di iniziare. 

Per fortuna avevo a mia disposizione “Parente” e la mia amica, nonché preziosa collaboratrice, Macy.
La loro padronanza della lingua inglese era ed è decisamente superiore alla mia e dopo diverso tempo e la consultazione di diversi dizionari online, le favole vennero tradotte.

Arrivati a questo punto si potrebbe pensare che il più sia stato fatto ma in realtà non fu per nulla così.
Le favole in passato non avevano uno sviluppo simile a quello attualmente in uso. Spesso erano prive di un vero e proprio finale o si trattava di racconti di cronaca usati come riferimento per educare.

Avevo il materiale ma andava rimaneggiato completamente. Aggiungendo parti per dare un filo logico alle sequenze presenti, personaggi e molti altri elementi.

Mi ritrovai a riscrivere completamente tutte le favole. Quella che mi richiese più tempo fu “Il Re delle vipere” ma ammetto che, guardando il risultato finale, alla fine rimane quella di cui sono più orgoglioso.

Completato il testo fu il momento della parte grafica. Capire quale fosse il formato più adatto per la pubblicazione del mio progetto, quale font e grandezza di carattere usare e molte altre cose legate all’impaginazione non erano intuitive. Vero che Amazon fornisce delle informazioni a riguardo ma non le trovai molto chiare.

Fortunatamente la rete è piena di tutorial e in qualche modo riuscii ad arrangiarmi. Purtroppo è passato diverso tempo, non ricordo quali fonti consultai e non ho modo di citarle ma se qualcuno avesse interesse a ripercorrere i miei passi, sappia che su YouTube sicuramente riuscirà a trovare facilmente le informazioni di cui ha bisogno in lingua italiana.

Testo e impaginazione c’erano ma, ovviamente, che senso ha pubblicare un libro di favole senza disegni?  Non sono un artista rinascimentale e nemmeno una tartaruga ninja ma, se parliamo di scarabocchi, ammetto di avere un talento non da poco.

Belli ma di certo non l’ideale per un libro illustrato, quindi optai per il ricalco di immagini cercando di definirne la silhouette. Con l’obiettivo di ottenere un risultato semplice e allo stesso tempo piacevole alla vista.

In questo caso fui molto fortunato perché possedendo un ipad potevo usufruire di un software chiamato “Procreate”, che mi permetteva di lavorare come se stessi usando un foglio di carta e una matita. 
Non fu facile ottenere tutte le immagini di riferimento necessarie per creare i collage di cui avevo bisogno. 
Poco alla volta però, tra errori e orrori di ogni tipo, riuscii a preparare i disegni necessari e a inserirli nel libro. 

Mancavano ancora due cose: la tutela del lavoro fatto e la pubblicazione e qui ammetto di aver avuto i primi dubbi su quello che stavo facendo.
Per tutelare la propria opera ci sono diversi modi; tra questi il più comune è tramite ISBN. Amazon ne fornisce uno ma ha dei limiti in quanto è associato alla piattaforma e non è del tutto tuo. 
Quindi mi sono rivolto all’agenzia ISBN italiana e tra iscrizione e acquisto del codice si arrivava a superare i 200 euro.
Quindi che fare? Valeva davvero la pena spendere quella cifra per pubblicare un libro di prova che probabilmente avrebbe venduto poco o nulla?
Sinceramente no. Ma se decidi di intraprendere un percorso devi sempre tenere in conto che ogni soldo speso è un investimento a perdere, indipendentemente da quello che andrai a fare.

La sicurezza del successo è un’utopia, l’unica cosa che puoi fare è impegnarti e provare. Se poi le cose vanno male o impari dai tuoi errori, continuando a provare aggiustando il tiro di fallimento in fallimento finché non riesci; oppure molli e ti dedichi ad altro.
Io sono per la prima opzione e pertanto acquistai il codice e pubblicai il libro, anche se si trattava di una prova e non c’era alcuna garanzia che vendesse almeno una copia.

È passato diverso tempo da allora. Il libro non ha ricevuto nemmeno una stella o una recensione eppure, chissà per quale evento astronomico, misteriosamente è riuscito a vendere abbastanza da rientrare quasi del tutto dell’investimento fatto.
Tenendo conto che non è stato pubblicizzato se non attraverso il mio blog non è un brutto risultato.

Alla fine posso dire di non averci perso nulla. Ritengo che sia stata un’idea e un’esperienza formativa importante per il mio percorso come autore, che mi ha permesso di capire come funziona la pubblicazione in self provandola in prima persona.

Sono consapevole che prima o poi arriverà una recensione negativa e di conseguenza il libro risulterà invendibile, dato che non ce ne sono altre, ma non ha importanza.
Realizzare “Echi di racconti perduti” mi ha divertito e sono orgoglioso del lavoro fatto, mi ha anche dato la spinta necessaria per pubblicare le mie storie.
Volendo ho già del materiale per un secondo volume e prima o poi lo pubblicherò; ma solo dopo aver migliorato le mie capacità artistiche. A meno che non trovi qualcun altro che si occupi della parte grafica.

Pagina Amazon del libro: Echi di racconti perduti – Volume 1
Pagina autore Amazon

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