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La Principessa di Colchester | Fiaba inglese antica su amore e destino

copertina blog La Principessa di Colchester
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Copertina - La Principessa di Colchester

La Principessa di Colchester è uno degli otto racconti contenuti in Echi di racconti perduti – Volume 1. Ho deciso di condividerlo integralmente e gratuitamente per darti un’idea del contenuto e, magari, incuriosirti. 🙂

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Molto tempo prima di Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, regnava nella parte orientale dell’Inghilterra un Re che teneva la sua corte a Colchester. Era spiritoso, forte, valoroso e grazie alla sua abilità sottomise i suoi nemici e instaurò la pace tra i suoi sudditi. 

Tuttavia la sua fortuna venne meno quando sua moglie morì, lasciando il Re ad occuparsi della loro unica figlia quindicenne.
La ragazza, per il suo portamento cortese, la bellezza e l’affabilità suscitava meraviglia in chiunque la conoscesse. 

Questo però non bastò a consolare il Re che con il tempo si incupì e iniziò a scialacquare le risorse del proprio regno per trovare consolazione.
Quando il denaro iniziò a scarseggiare all’uomo non rimase altro che programmare un matrimonio di interesse per rientrare dei fondi perduti.
Venne a conoscenza di una ricca signora rimasta vedova da poco che, per amor di ricchezze, desiderò sposarla anche se era vecchia, brutta, con un naso adunco e la gobba.

Anche lei aveva una figlia, una ragazza sgraziata dalla pelle giallastra, ricolma di invidia e cattiveria, molto simile a sua madre nell’aspetto e nei modi. 
Questo però non lo dissuase e nel giro di poche settimane il Re ebbe la sua nuova consorte e le sue ricchezze.

Dopo qualche tempo a corte iniziarono a verificarsi strani incidenti e la nuova Regina, invidiosa della figliastra acquisita, ne approfittò per mettere il marito contro la figlia con false accuse e dicerie.

La giovane Principessa perse presto l’amore del padre e stanca della situazione, con le lacrime agli occhi, gli chiese di darle un piccolo sostentamento per viaggiare lontano cosicché avesse potuto cercare la propria fortuna altrove.
Il Re acconsentì e ordinò alla sua consorte di comporre una piccola somma secondo il suo giudizio. 

La Regina le diede una sacca di pane integrale, del formaggio duro e una bottiglia di birra. Una miseria per la figlia di un Re ma la ragazza non si lamentò, anzi, ringraziò e intraprese il suo viaggio.

Attraversò boschi, foreste e valli finché sul suo cammino incontrò un vecchio seduto su una pietra all’ingresso di una grotta. «Buongiorno, bella fanciulla», disse lui, «dove vai così di fretta?» «Signore», rispose lei, «sto andando a cercare la mia fortuna». «Cosa hai nella tua sacca e nella tua bottiglia?» «Nella mia sacca ho pane e formaggio e nella mia bottiglia della buona birra. Ti piacerebbe prendere qualcosa?» «Sì,» rispose l’uomo, «volentieri». 


La Principessa condivise le proprie provviste con l’uomo e a fine pasto lui le disse: «Davanti a te c’è una folta siepe spinosa che ti sembrerà insuperabile; ma se prendi questa bacchetta in mano, colpisci tre volte e dici: Per favore, siepe, lasciami passare. Si aprirà immediatamente.
Poi, un po’ più avanti troverai un pozzo, siediti sul bordo e dal fondo appariranno tre teste d’oro parlanti. Qualunque cosa ti chiedano tu falla, vedrai che non te ne pentirai.»

la principessa condivide il suo cibo con il mendicante

La Principessa seguì il consiglio, trovò il passaggio tra le siepi, lo superò e appena arrivò al pozzo si sedette sul bordo e una testa d’oro emerse cantando: «Lavami, pettinami e posami delicatamente.» «Sì», disse lei e tirando fuori un pettine d’argento svolse l’incarico, posando infine la testa su di un prato di primule.
Poi emersero una seconda e una terza testa, dicendo la stessa cosa della prima. 

E di nuovo lei acconsentì. Quando ebbe finito le tre teste iniziarono a parlare tra loro: «Cosa faremo per questa signorina che ci ha trattato così gentilmente?»
La prima disse: «Farò sì che la sua bellezza sia tale da incantare il principe più potente del mondo».
La seconda disse: «Le conferirò un profumo tale da superare di gran lunga i fiori più dolci.» 
La terza disse: «Il mio dono non sarà da meno la renderò così fortunata da diventare regina del più grande regno che esista.» 

Detto ciò, su loro richiesta, la Principessa rimise le teste nel pozzo e proseguì il suo viaggio. Non era passata nemmeno un’ora quando vide un Re con il suo seguito cacciare per i boschi.

Avrebbe voluto evitarlo ma l’uomo vedendola da lontano le si avvicinò e, colpito dalla sua bellezza e grazia, se ne invaghì all’istante.
Da quel momento i due passarono momenti allegri e spensierati insieme e il loro amore crebbe a dismisura. Finché un giorno il giovane Re si decise a sposare la sua amata. 

Prima di procedere serviva la benedizione del padre della sposa, quindi ordinò di preparare alcuni carri finemente ornati carichi di ricchezze e si misero in viaggio. 

Il padre della Principessa dapprima fu sorpreso che sua figlia fosse stata così fortunata; ma la gioia prese presto il posto dello stupore e il lieto evento fu celebrato nel miglior modo possibile.
Tutta la corte era entusiasta ad eccezione della Regina e di sua figlia, che stavano per scoppiare in lacrime per l’invidia ora che la Principessa era rientrata nelle grazie del Re.

I festeggiamenti durarono giorni tra danze e banchetti finché infine il giovane Re e la sua giovane sposa fecero ritorno nel loro regno.

La sorella acquisita, vedendo quanto fosse stata fortunata la principessa nel cercare la sua fortuna volle fare lo stesso.
Così rivelò il suo desiderio a sua madre che accettò di buon grado. Le furono forniti non solo abiti sontuosi ma anche zucchero, mandorle e dolciumi in grandi quantità e una grande bottiglia di vino pregiato.

Quando i preparativi furono ultimati ella partì e senza volerlo intraprese lo stesso percorso della principessa. Avvicinandosi alla grotta vide il vecchio che le disse: «Giovane uomo, dove vai così di fretta?» «Ma come ti permetti? Non vedi che sono una splendida fanciulla?» disse lei. «Se lo dici tu», brontolò lui, «cosa hai nella tua sacca e nella tua bottiglia?» Lei rispose: «Cose buone di cui non dovrai preoccuparti.» «Non mi darai nulla?» chiese l’uomo. «No, né un pezzetto, né una goccia a meno che non ti soffochi.»

Il vecchio fece una smorfia ed esclamò: «Che la sfortuna ti accompagni!»
Continuando a camminare la donna giunse alla siepe attraverso la quale scorse una falla, pensò di passarci attraverso ma entrando la siepe si fece più stretta e le spine le si conficcarono nella carne. 

Una donna attraversa un sentiero di siepi piene di spine

Con grande difficoltà riuscì a uscirne ma i suoi vestiti erano laceri e la sua pelle giallognola sporca di sangue e terriccio.

Cercò dell’acqua per lavarsi e guardandosi intorno vide il pozzo magico. Si sedette sul bordo e una delle teste emerse, dicendo: «Lavami, pettinami e posami delicatamente.» Ma lei la colpì con un pugno dicendo: «Prendi questo per il tuo lavaggio.» 

Quando emersero le altre due non ricevettero trattamenti migliori della prima e adirate iniziarono a tramare tra loro, cercando i migliori mali da infliggere alla donna per il suo comportamento.
La prima disse: «Sia colpita dalla lebbra!»
La seconda: «I suoi capelli si trasformino in filo!»
La terza: «Che l’unico marito che possa trovare sia un povero calzolaio di campagna!»

La donna non badò a ciò che dissero le teste e se ne andò per la sua strada fino a quando non arrivò in un piccolo villaggio montano.
Appena vi entrò tutti corsero via da lei, non capendo il perché si avvicinò a una fontana lì vicino e nello specchio d’acqua vide il suo viso riflesso coperto dai segni della lebbra.

Disperata iniziò a chiedere aiuto ma nessuno voleva avere a che fare con una lebbrosa, tranne un giovane calzolaio di campagna. 

Non molto tempo prima il giovane aveva riparato le scarpe di un vecchio eremita che, non avendo denaro, gli aveva dato una scatola di unguento per la cura della lebbra.
Così il calzolaio volendo compiere un’opera di carità, le si avvicinò e le chiese chi fosse. «Sono», disse lei, «la figliastra del Re di Colchester».
«Bene,» disse il calzolaio, «se ti riporto al tuo aspetto naturale e ti curo diventerai la mia sposa?» «Sì,» rispose lei «con tutto il mio cuore!» 

Una donna e suo marito vivono felici


Il calzolaio condusse la donna nella sua dimora e dopo alcune settimane lei si riprese.
In quel periodo di tempo la sua arroganza e la sua cattiveria vennero meno, i suoi sentimenti per chi si era preso cura di lei, seppur non fosse disinteressato, iniziarono a manifestarsi e quando giunse il momento di sposarlo lei acconsentì volentieri.

Quando il matrimonio si concluse i due partirono per la corte di Colchester. Nel momento in cui la Regina comprese che la sua cara figlia aveva sposato solo un povero calzolaio si infuriò, così tanto che mentre percorreva delle scale si distrasse e cadde giù in malo modo.
Rompendosi l’osso del collo e morendo miseramente.

La morte della Regina fu accolta con tale gioia dal Re, che diede al calzolaio duecento monete d’oro per prendere la sua sposa e portarla nel luogo più remoto del regno senza fare più ritorno.
L’uomo accettò volentieri l’offerta e i neosposi si trasferirono altrove vivendo felici e contenti, mentre il Re ormai vedovo si godé la sua eredità.

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