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Un amore di ragazza | Racconto sul primo amore e l’adolescenza

una coppia felice
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La prima cotta, come il primo amore, non si scorda mai. Probabilmente perché quando sei un adolescente in piena tempesta ormonale vivi le emozioni con fin troppa intensità, fino a quando, con l’avanzare dell’età, quei sentimenti non mutano in dolce nostalgia.

una coppia felice e che si ama

All’età di sedici anni ero in ritardo su tutto. Privo di quelle esperienze che i miei coetanei avevano già fatto, tra cui l’amore. Avevo avuto per qualche tempo una ragazza ma durò molto poco, i sentimenti che provavamo l’uno per l’altra erano molto deboli.

Non c’era amore tra noi, semplicemente eravamo due adolescenti con tanta voglia di sperimentare. 

Fidanzati sperimentano la gioia dell'amore

Non avevo idea di che cosa fosse l’amore e di che cosa significasse amare qualcuno. Né tanto meno ero pronto ad aprirmi a questo sentimento. Troppo introverso e pieno di problemi per poterci pensare.

La scuola rappresentava il mio ostacolo più grande. Un ambiente caustico che corrodeva il mio animo di giorno in giorno; quel luogo mi opprimeva, non era il posto adatto a me. Capitava spesso che mi ritrovassi da solo, in particolare in quell’ora e mezza che separava la fine delle lezioni del mattino dal rientro pomeridiano. In quelle occasioni uscivo da scuola, mangiavo un panino e andavo all’avventura.

Esplorare la città

Almeno per me lo era, venivo da un paesino molto piccolo dove non c’era praticamente nulla. Esplorare una città medio-grande all’epoca mi emozionava. Le vetrine dei negozi, il via vai delle persone, ben altra cosa rispetto all’osservare un contadino che semina in mezzo a un campo, nell’attesa che gli venga un crampo e piccioni famelici lo assaltino.

Piccioni attaccano

Durante una delle mie “esplorazioni” mi imbattei in qualcosa che non avevo mai visto prima di allora: un locale cinese. Ad oggi sembrerà strano ma all’epoca non erano molto comuni, come del resto non lo era vedere una persona appartenente ad una cultura diversa dalla propria. Mi trovavo in una città medio-grande ma si trattava comunque di un evento eccezionale.

Un negozio misterioso

L’esterno dell’attività era particolare. Molto spoglio, con vetrine coperte da scritte incomprensibili che lasciavano intravedere una saletta buia all’interno. Dava l’impressione di essere chiuso ma il cartello all’ingresso diceva “aperto.” Ero confuso. Rimasi sulla soglia per un po’, poi presi coraggio e provai ad entrare.

All’interno si vedeva poco o nulla ma non appena la porta dietro di me si chiuse fui accecato da delle potentissime luci al neon. Ci vollero alcuni secondi prima di riuscire a distinguere chi o cosa avevo davanti ma quando mi ripresi non potei credere ai miei occhi.

Kumiko. Lunghi capelli corvini, fisico slanciato e due occhi così pieni di vita da essere capaci di far sciogliere il cuore di chiunque. Ne rimasi affascinato.

Peccato che in quel momento la comunicazione tra noi due lasciasse a desiderare. Io ero giovane e impacciato, lei capiva una parola ogni cinque. Per fortuna esistono i gesti, altrimenti non avremmo potuto comunicare.

Problemi di comunicazione

Scoprii che il locale era una sorta di fast food aperto di recente. Non bellissimo ma tutto sommato gradevole, in cui venivano serviti piatti tipici di alcune regioni della Cina, da consumare sul posto o a portar via.

Kumiko mi fece accomodare e mi portò il menù. Non capivo nulla di quello che c’era scritto, la traduzione italiana dei piatti c’era ma era talmente mal fatta che era come non averla.

Ordinare del cibo al ristorante

Le chiesi quindi di consigliarmi qualcosa. Ci pensò un attimo, poi corse in cucina, tornando dieci minuti dopo con una ciotola con un cubo verde immerso nel brodo. L’aspetto del piatto si poteva definire in molti modi tranne che invitante, mentre il profumo preferisco non descriverlo.

Un piatto cattivo

Kumiko mi guardava con occhi pieni di aspettativa, io invece pensavo che quella roba non solo avrei dovuto mangiarla ma pure pagarla. Guardai Kumiko, le sorrisi e preso coraggio iniziai a mangiare. Le mie papille gustative venivano straziate ad ogni boccone. Solo in seguito scoprii che si trattava di tofu e promisi a me stesso che mai più avrei avuto a che fare con quell’alimento.

Papille gustative discutono

Mangiai tutto, pagai i 7.50€ peggio spesi della mia vita e me ne andai. Nei giorni successivi pensai spesso a quella ragazza meravigliosa, avevo una gran voglia di vederla ma d’altro canto non ero intenzionato a mangiarmi dell’altro tofu.

Quindi feci un po’ di ricerche. Andai su internet e iniziai a studiare la cucina cinese, mi appassionò così tanto che feci anche di più, andando a scoprire la storia e i miti di un popolo straordinario che aveva molto da raccontare. L’arte della guerra, la battaglia dei tre regni. Più cose leggevo più la mia curiosità al riguardo aumentava.

L'arte della guerra in starcraft

Non appena ebbi imparato ciò che serviva, le mie visite al locale si fecero più frequenti e tra un raviolo oggi, un involtino domani, il mio rapporto con Kumiko maturò.

Quella che inizialmente era una semplice cotta, con il tempo, si era trasformata in una bella amicizia con risvolti positivi per entrambi. 

Quando ci incontravamo parlavamo molto, io divenni più sciolto nel rivolgermi alle ragazze, mentre lei aveva l’occasione di poter fare pratica con l’italiano e migliorare la lingua.

Imparare l'italiano

Continuavo a pensare che fosse la donna più bella del mondo ma non mi sarei mai spinto oltre. Era decisamente fuori dalla mia portata, sposata e molto più avanti con l’età di quanto credessi.

Suo marito non era male, si chiamava Zhao ed era lui a preparare i piatti che mangiavo. Era felice che apprezzassi la sua cucina, anche se di tanto in tanto avevamo delle discussioni quando voleva rifilarmi il tofu.

Mangiare il tofu

I mesi successivi al mio incontro con Kumiko passarono sereni fino a quando, un giorno di maggio, il suo mondo e quello di suo marito andarono in frantumi. Fu un attimo. Ricordo che ero appena uscito da scuola e mi diressi subito al locale. 

Mi accomodai, ordinai e Kumiko, dopo avermi servito, si mise al bancone a fare i suoi esercizi di italiano mentre Zhao, come suo solito, era in cucina a cucinare.

C’eravamo solo noi tre, sembrava una giornata tranquilla, come tutte le altre, quando dalla porta entrarono due uomini.

Fatico a ricordare la dinamica degli eventi, so solo che ci fu un acceso diverbio: uno di loro prese Kumiko per i capelli e le sferrò un pugno in faccia seguito da alcuni schiaffi, mentre l’altro tentava di aprire il registratore di cassa.

Non avevo idea di che cosa fare ma quando vidi il volto di Kumiko sporco di sangue, reagii di impulso e scagliai la sedia su cui ero seduto sui malviventi. Fu una scelta estremamente stupida; mi buttarono a terra e iniziarono a prendermi a calci.

Fortunatamente Zhao era in cucina, prese dei coltelli e in qualche modo riuscì a scacciare i due uomini. Poi corse alla porta e mi chiese di andare a prendere le chiavi.

Un cuoco corre

A fatica mi alzai e, zoppicando, andai nel piccolo ufficio vicino alla cucina per recuperare le chiavi da dare a Zhao. Sentivo la pelle bruciare e avevo un fortissimo senso di nausea. 

Diedi le chiavi a Zhao e mi voltai verso Kumiko. Era in forte stato di shock. Presi della carta assorbente e la passai a Zhao che la usò per tamponare le ferite di Kumiko.

Rimanemmo in silenzio per alcuni minuti, poi chiamai le forze dell’ordine e un’ambulanza. Il locale rimase chiuso per alcune settimane.

Qualche tempo dopo tornai a trovarli e vidi i carabinieri all’entrata del locale. A quanto pare qualcuno lo aveva vandalizzato la notte precedente. Quando i carabinieri andarono via, Kumiko e Zhao mi invitarono ad entrare e chiusero la porta a chiave. Era strano vedere Kumiko con il viso tumefatto ma ciò che mi faceva davvero rabbia era il suo sguardo. Spento, vitreo, molto diverso da quello pieno di vita che ero abituato a vedere.

Un negozio vandalizzato

Ricordo che mi fecero accomodare a un tavolo al centro del locale. Di integro c’era rimasto ben poco, tutto era molto sporco e l’odore delle bibite buttate a terra mi faceva pizzicare il naso.

Zhao portò tre fette di torta alle fragole, una a testa. Le mangiammo in silenzio. Ricordo che a un certo punto iniziai a fare un qualche discorso su come si poteva ristrutturare il locale, ma Zhao mi interruppe. Lui e Kumiko avevano deciso di lasciar perdere; l’attività non andava benissimo di suo e interpretarono gli ultimi eventi come un segno del destino. Si sarebbero trasferiti in Lombardia, dove avevano dei parenti che potevano aiutarli.

Amici condividono un dolce

Quella sarebbe stata l’ultima volta che li avrei visti. Finii la torta e li salutai. Feci qualche metro fuori dalla porta e mi girai a vedere il locale ancora una volta. Kumiko era ferma lì a guardarmi. Il suo sguardo rimaneva vitreo, ma almeno riuscì ad accennare un sorriso. Io feci altrettanto.

Mi ero affezionato molto a lei e a suo marito; sono riusciti a donarmi serenità in un periodo buio della mia vita e non li ringrazierò mai abbastanza per questo.

Avrei tanto voluto rivederli, ma l’uso dei social all’epoca era ancora acerbo e io non avevo nemmeno un telefono tutto mio. Evidentemente doveva andare così, spero solo che siano riusciti a trovare un po’ di felicità. Se lo meritano.

Felicità

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