Tulip_The_Vulcan
Estate 2005. I Negramaro tormentavano in radio gli italiani con “Estate” rimanendo in vetta alle classifiche, il Festivalbar premiava Nek con “Lascia che io sia” e Bob Sinclar emozionava una generazione cantando “Love Generation”.
Un periodo sereno per molti. Fatto di feste in spiaggia, sagre all’insegna di carboidrati, alcol e colesterolo nonché partitelle serali a calcetto immersi nell’Autan⁽¹⁾.
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Un’estate speciale per tanti; ma per chi come me all’epoca aveva tatuata la frase “mai una gioia” in fronte le cose andarono diversamente.
Le mie giornate erano all’insegna della solitudine. In quel periodo mi ritrovavo in un luogo sperduto tra i campi di grano, non avevo occasione di frequentare persone della mia età e le poche interazioni che avevo si potevano definire in tanti modi tranne che “entusiasmanti”.
Facendomi vivere la tipica frustrazione adolescenziale di chi vuole abbracciare e vivere il mondo ma non ha occasione di farlo.
Il mio animo era in tempesta ma evitavo di darlo a vedere. Sapevo di essere intrappolato in un limbo e di essere privo dei mezzi per uscirne, quindi mi limitai ad accettare quella situazione e ad adattarmi ad essa.
Il 2005 non fu solo un anno di pace ma anche di grandi rivoluzioni tecnologiche.
Lentamente le linee ADSL⁽²⁾ prendevano piede, dalle grandi città raggiunsero gli angoli più remoti del bel paese e finalmente internet fu realmente a portata di tutti o quasi.
Ho ancora gli incubi quando ripenso alla 56k, sia dal punto di vista della stabilità sia da quello dei costi con abbonamenti tutt’altro che convenienti.
Come molti anche la mia famiglia approfittò di questa occasione e quando finalmente ricevemmo il nostro primo router ebbi un’intuizione.
Dato che mi sentivo solo e non avevo modo di interagire con qualcuno pensai di poterlo fare online, non tramite i soliti forum ma con qualcosa di più reattivo e adatto alla mia età ovvero un videogioco multigiocatore online.
In passato avevo già maturato alcune esperienze su questa tipologia di giochi, anche se purtroppo i limiti e i costi legati alla 56K non garantivano la continuità necessaria per apprezzarli appieno.
Costringendomi a ripiegare su eventi lan party⁽⁴⁾ che purtroppo, per quanto belli e interessanti, venivano organizzati molto raramente.
Tra le numerose opzioni a mia disposizione World of Warcraft era l’ideale, amavo la serie di giochi strategici in tempo reale da cui era tratto ma dovetti scartarlo.
Prevedeva un abbonamento mensile e all’epoca non avevo un’entrata regolare che mi permettesse di pagarlo. Preferii quindi investire i miei risparmi su Guild Wars, un gioco simile ma molto più semplice.
Acquistai il titolo, lo installai e creai il mio personaggio. Un negromante con gravi problemi di anemia, spaventosamente magro, pieno di cicatrici e dai capelli a scodella.
Lo si poteva definire in tanti modi ma “bello dentro” era sicuramente il più opportuno.
Il gioco offriva la possibilità di giocare altre classi ma non ce n’era nessuna che mi ispirasse davvero.
Prima di allora, a prescindere dal gioco, avevo sempre giocato il Ladro/Assassino o personaggi con caratteristiche simili ma Diablo 2, su cui passai più ore della mia vita del necessario, mi aveva fatto scoprire e apprezzare il negromante e desideravo provarlo anche su altri titoli.
Anche se il primo impatto con il personaggio non fu dei migliori. Le creature evocabili a disposizione erano diverse dallo standard: un mucchietto di carne umanoide con la bocca storta, una specie di dinosauro privo di testa e braccia che sparava aghi dalla spina dorsale, insomma, di certo non i classici non-morti a cui ero abituato.
Creato il personaggio e conclusa la prima parte del gioco, pieno di entusiasmo, cercai di interagire con altri giocatori per fare amicizia ma non ebbi molta fortuna.
La maggior parte di loro mi ignorava oppure biascicava qualcosa per poi andarsene grugnendo. Ritrovandomi così a completare missioni di varia natura in solitaria, vagando in territori aridi e spogli.
Dopo una settimana iniziai a pensare di disinstallare il videogame; non avevo ottenuto i risultati sperati e il gioco non era poi questo granché.
Prima di mettere fine a quell’esperienza, come mia abitudine, volli completare le ultime missioni che mi erano rimaste. Non ho mai amato lasciare le cose in sospeso.
In particolare ve ne era una molto ostica pensata per essere affrontata in gruppo che per quanto mi sforzassi non riuscivo a completare in solitaria.
Consisteva nell’affrontare un gruppo di banditi e il loro capo, i primi riuscivo a gestirli ma il secondo era davvero difficile da eliminare.
Provai più e più volte ma dopo l’ennesimo fallimento decisi che era giunto il momento di rivolgermi a internet in cerca di una soluzione.
Youtube esisteva ma non era ancora diffuso come oggi, quindi niente video tutorial, rimanevano i forum che rappresentavano l’unica fonte affidabile a cui rivolgersi seppur pieni di gente poco raccomandabile.
Feci accampare il mio personaggio in un remoto avamposto montano, sistemandolo in un angolo buio di uno stretto piazzale e premuto Alt+Tab iniziai la mia ricerca in internet.
Non ebbi molta fortuna, le informazioni a mia disposizione erano troppo poche e chi era riuscito a completare quella missione in solitaria lo aveva fatto con una classe diversa dalla mia.
Sconfortato rientrai in gioco e notai al mio fianco una misteriosa figura intenta a fissarmi; e in basso a sinistra un messaggio in chat: «Ciao!» Si trattava di un’esploratrice umana di livello massimo dai lunghi capelli biondi e dal volto coperto da una strana maschera; con al seguito un enorme lupo grigio palesemente sotto steroidi.
«Ciao!» Ricambiai.
«Ti serve una mano?» Chiese.
Ammetto che in un primo momento, preso dal panico, fui tentato di chiudere il videogame e andarmene. Non me la sentivo, non ero pronto per parlare con qualcuno, era tutto troppo improvviso.
E se si fosse trattato di qualcuno con delle cattive intenzioni? Metti che mi derubava in qualche modo? E se mi portava da qualche parte e alla prima occasione mi faceva attaccare dall’orrore di morte di turno?
O peggio, metti che mi convinceva a incontrarci e mi rubava un rene? Certe notizie erano all’ordine del giorno in quel periodo.
Nella mia testa si accalcavano scenari su scenari uno più assurdo dell’altro fino a quando, ritrovato un barlume di lucidità, iniziai a riflettere su quanto fossero ridicoli i miei pensieri.
Proprio io, che più d’ogni altro desideravo un contatto umano, ero il primo a tirarmi indietro appena qualcuno mi rivolgeva la parola. Ridicolo.
Per quanto riguarda i reni invece bastava non averci a che fare nella vita reale e non rivelare il mio indirizzo di casa. Semplice no? A meno che non si trattasse di un black hat⁽⁵⁾ dedito allo stalking. In quel caso ero spacciato.
Lessi il nome del suo personaggio: “Tulip_The_Vulcan.” Particolare, strano, eppure dotato di una musicalità che non guastava mai.
Raccontai a Tulip della missione che stavo affrontando, delle difficoltà incontrate e l’esploratrice, probabilmente mossa dalla pietà, decise di offrirmi il suo supporto.
Uscimmo dall’avamposto e, arrivati all’accampamento dei banditi, il lupo che Tulip si portava appresso cominciò a mietere i criminali presenti.
Era così potente che a noi non rimaneva altro da fare che sederci in un angolo mentre la bestiola completava la missione da sé. Approfittammo della sua furia omicida per chiacchierare.
Parlammo di tantissime cose: della nostra passione per i videogiochi, del perché avevamo scelto Guild Wars e non World of Warcraft e molto altro.
Si creò fin da subito un buon rapporto e dato che ci eravamo trovati così bene Tulip si propose di accompagnarmi nelle mie avventure future.
Accettai di buon grado, alla fine il mio obiettivo era quello di passare un po’ di tempo in compagnia e lei sembrava la persona adatta.
Di missione in missione il nostro rapporto si rafforzò molto fino a quando si crearono le condizioni per “sentirsi su Skype”.
Questa frase può sembrare molto strana oggi ma all’epoca si trattava di un passo molto importante.
Non era comune parlare con degli estranei mentre si giocava online, farlo significava condividere qualcosa di molto personale e non tutti erano disposti a farlo.
Oggi divulghiamo con estrema facilità dati sensibili a perfetti sconosciuti: dettagli sul nostro aspetto, dove lavoriamo, quali sono i membri della nostra famiglia e molto altro ancora.
All’epoca invece si prestava molta più attenzione, così tanta che persino la propria voce era qualcosa di prezioso da custodire gelosamente.
La nostra prima chiamata fu imbarazzante e allo stesso tempo sorprendente. Tulip, era una donna!
Un evento eccezionale rispetto al presente. In passato le videogiocatrici erano estremamente rare, la maggior parte degli avatar femminili celavano dietro lo schermo uomini di mezza età unticci di nome Ugo o Luca, incontrare una donna vera equivaleva a vincere alla lotteria.
Arrivati a questo punto qualcuno potrebbe pensare che questa sia la tipica storia di un primo amore, guidato dal caso attraverso un videogame che aveva unito due anime affini ma in realtà così non è.
A unirci non era solo l’amore per i videogiochi ma la solitudine.
All’epoca, nella mia arroganza adolescenziale, pensavo di passarmela male ma Tulip era messa molto peggio.
Aveva solo due anni più di me e viveva a Milano, una città relativamente vicina rispetto a dove vivevo io.
Da giovanissima fu costretta a interrompere gli studi per poter lavorare a causa della mamma malata.
Su suo padre non poteva più contare e il fratellino piccolo le occupava tutto il tempo.
Una giovane ragazza costretta a diventare adulta troppo presto, che si barcamenava tra due lavori part-time in nero per sostenere la propria famiglia.
Non aveva amici. I suoi doveri non glielo permettevano e l’unico modo che le era rimasto per interagire con qualcuno era il gioco online, seppur per un’oretta scarsa alla sera.
Inizialmente la sua esperienza su Guild Wars fu positiva ma divenne un incubo quando il capo della gilda a cui si era unita, innamoratosi di lei, la molestò.
Non riuscendo nei suoi intenti lui la fece espellere e sfruttò i membri della gilda per perseguitarla, non solo con messaggi privati pieni d’odio ma anche spostandosi di avamposto in avamposto, gridando in chat generale di stare lontani da Tulip. Raccontando bugie su bugie per screditarne il nome.
Fortuna volle che queste persone non conoscessero altro di lei se non il nome del suo personaggio e la sua voce, non oso pensare a cosa sarebbe potuto accadere se avessero avuto altre informazioni a loro disposizione.
Si sentiva sola, ferita ed emarginata, non riusciva a concepire tutta la cattiveria che stava subendo e viveva un intenso conflitto interiore.
Abbandonare il gioco che le piaceva e che le poteva dare l’occasione di parlare con qualcuno, prendendosi una pausa da quella vita isolata e piena di responsabilità che ora era costretta a vivere.
O fare un ultimo tentativo, cercando qualcuno con cui fare amicizia? Quel tentativo fui io e una volta saputa la sua storia ne fui onorato.
Il rapporto che avevamo non era solo di amicizia, in molte occasioni era simile a quello che può esserci tra mentore e allievo. Fu lei a introdurmi al mondo del gioco online vero e proprio.
Insegnandomi l’importanza dei ruoli, il posizionamento, la terminologia, il modo corretto di esplorare una mappa e molto altro ancora.
Rimproverandomi quando impostavo male le mie abilità o mi ostinavo a non scegliere una seconda classe per via della mia indecisione.
Ammiravo Tulip. Capitava spesso di sentirsi a tarda notte, il più delle volte non giocavamo nemmeno ma ci limitavamo a farci strada in un punto della mappa per poi fermarci a parlare, sfogando le rispettive frustrazioni.
La più frequente riguardava il viaggio. Lei giocava l’esploratrice non per una questione di estetica o di meccaniche favorevoli legate al gioco ma perché in fondo desiderava essere un’esploratrice.
Viaggiare, vedere posti nuovi, vivere una vita piena e lontana dai drammi che purtroppo l’affliggevano.
Non poteva farlo. Tante, troppe responsabilità e tutte sulle sue spalle.
L’unica cosa che le era concessa era viaggiare all’interno di quel mondo fantastico che prendeva vita sul suo portatile ogni sera, esplorando ogni angolo e fotografando tutto ciò che le piaceva o trovava interessante con la funzione “screenshot”. Nulla di più.
Una sera mi fece una proposta; raggiungere un avamposto remoto tramite un percorso insolito e poco conosciuto.
Glielo aveva mostrato la sua gilda tempo prima, quando erano ancora in buoni rapporti e ora desiderava mostrarmelo.
Non ero molto convinto. Il livello del mio personaggio era basso, l’equipaggiamento scarso e la strada da percorrere era piena di tengu spelacchiati e altre bestie decisamente minacciose.
Ho sempre avuto il difetto di farmi troppi problemi per tutto; ma Tulip aveva la straordinaria capacità di sapermi dare la serenità necessaria per prendere delle decisioni e attivarmi. Quindi accettai.
Squartammo, mutilammo e demmo fuoco in allegria a buona parte della fauna locale lungo il percorso, fino a quando non raggiungemmo una spiaggia isolata.
Tulip fece sedere il suo personaggio e mi chiese di posizionarmi vicino a lei e fare altrettanto.
Rimanemmo in silenzio alcuni secondi guardando il mare davanti a noi, sospirò e mi comunicò che quella sarebbe stata la nostra ultima avventura.
Era stanca. Talmente tanto che al lavoro si era addormentata e l’avevano rimproverata duramente minacciando di licenziarla e questo non se lo poteva permettere.
Aveva bisogno di dormire, rinunciare alle nostre sessioni notturne online era la cosa più logica da fare.
Eppure questa situazione la mandava in crisi. Lo spazio che usavamo per giocare insieme era l’unico che poteva considerare suo, quello in cui poteva esprimere se stessa e in cui poteva evitare di pensare alla sua vita. Non aveva altro e ora doveva rinunciarci.
Io non sapevo che cosa dirle per consolarla, si tratta di situazioni in cui non si può esprimere un giudizio e qualsiasi cosa si dica si rischia sempre di sbagliare. Quindi mi limitai a dirle la verità.
Le confessai che l’ammiravo per il suo impegno e per la persona straordinaria che era, ciò che stava facendo lei non era da tutti, capivo il perché della sua scelta e la condividevo.
Le dissi così ma non penso di aver scelto le parole giuste, troppo corrette, troppo logiche e scontate.
In cuor mio ho sempre avuto la sensazione che lei in quel momento volesse sentirsi dire altro e che io, nella mia ingenuità, non l’avessi capita.
Rimanemmo insieme su quella spiaggia virtuale fino a quando il suo animo non si rasserenò e tornammo a ridere e scherzare come al solito.
Come sua abitudine fece una foto di noi due, l’ultima, poi ci incamminammo verso la nostra destinazione e lì ci dicemmo addio.
Se questi eventi si fossero svolti oggi avremmo avuto mille modi per rimanere in contatto, purtroppo nel 2005 i social non erano diffusi ed entrambi non avevamo nemmeno un cellulare.
Amicizie come quelle tra me e Tulip erano destinate semplicemente ad esaurirsi con il tempo trasformandosi in ricordi digitali su qualche vecchio pc in cantina.
Quel giorno persi una cara amica ma ricorderò sempre con piacere lei e tutti i bei momenti che mi ha regalato.
Spero che abbia avuto il meglio dalla vita e che ovunque si trovi ora sia felice come merita.
Addio Tulip.
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Definizioni
⁽¹⁾ Autan: Spray antizanzare
⁽²⁾ ADSL: Tecnologia di connessione a Internet a banda larga che utilizza la linea telefonica tradizionale (in rame) per trasmettere dati digitali ad alta velocità.
⁽³⁾ 56K: Tecnologia usata per connettersi a internet negli anni ’90 e nei primi 2000 tramite la linea telefonica analogica. Il nome “56k” deriva dalla sua velocità massima teorica di 56 kilobit al secondo.
⁽⁴⁾ Lan party: Si trattava di un evento, solitamente tra amici, in cui ci si riuniva fisicamente con i propri computer per giocare insieme in rete locale (LAN) senza bisogno di Internet.
⁽⁵⁾ Black hat: Un hacker “cattivo”, che utilizza le proprie competenze tecniche per violare sistemi informatici, rubare dati, installare malware o spyware, compiere truffe, estorsioni o atti di sabotaggio digitale.
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